La relazione terapeutica che cura
La letteratura scientifica ha permesso di definire in modo sempre più accurato il ruolo che la relazione ricopre nell’intervento terapeutico. È stato ampiamente dimostrato, infatti, come essa rappresenti il principale ingrediente attivo di un processo di cura efficace (Norcross, Lambert, 2019; Giusti, Picerni, 2020).
Le raccomandazioni dell’APA
La Terza Task Force Interdivisionale dell’American Psychological Association (APA) ha tratto conclusioni fondamentali per la pratica clinica, evidenziando che:
- Indipendenza dal metodo: La relazione terapeutica apporta contributi significativi all’esito dell’intervento indipendentemente dallo specifico trattamento utilizzato.
- Peso del miglioramento: Il legame spiega il miglioramento del paziente tanto quanto lo specifico metodo di trattamento.
- Qualità del terapeuta: Le linee guida dovrebbero focalizzarsi sulle qualità del professionista che promuovono una relazione facilitante.
- Responsività relazionale: Adattare la relazione alle specifiche caratteristiche del paziente migliora l’efficacia della cura.
I pilastri rogersiani e l’alleanza
Carl Rogers (1993) sosteneva che il terapeuta debba mostrare tre capacità fondamentali, la cui importanza è oggi ampiamente documentata:
- Genuinità (Autenticità)
- Comprensione empatica
- Accettazione positiva incondizionata
Prestare attenzione a queste abilità richiede al terapeuta una profonda consapevolezza dei propri stati interni. Essere aperti e genuini permette di favorire l’alleanza terapeutica, gestire il controtransfert e dosare gli autosvelamenti (self-disclosure), agevolando la resilienza e l’apertura del paziente.
La relazione come “Base Sicura”
I terapeuti efficaci operano continui aggiustamenti per allinearsi con il paziente, puntando all’aumento della competenza nella regolazione degli stati affettivi.
In questo contesto, la relazione diventa:
Un nuovo legame di attaccamento, una base sicura, che aiuta il paziente a metabolizzare le emozioni angoscianti in uno spazio protetto, stabile e supportivo. Questo clima riattiva le capacità di esplorazione e di azione della persona (Giusti, Palombi, 2023).
La cura del terapeuta
In un’ottica integrata, è essenziale che il terapeuta avvii un’esperienza di cura su di sé per evitare interferenze nel processo clinico. Questo avviene attraverso:
- Terapia personale: per acquisire consapevolezza sul proprio stile di attaccamento.
- Formazione continua: per restare aggiornati sulle evidenze scientifiche.
- Supervisione: per monitorare le proprie attività e potenziare le strategie relazionali.
Alcuni concetti di questo articolo derivano dall’approfondimento teorico sviluppato durante la formazione in psicoterapia, adattati per essere comprensibili a chiunque voglia conoscere il mondo della psicoterapia integrata.
Bibliografia
- Giusti E., Montanari C., Iannazzo, A. (2021), Psicoterapie pluralistiche integrate, Armando Editore, Roma.
- Giusti E., Palombi S. (2023), Relazioni di cura: sintesi delle ricerche scientifiche in psicoterapia, Armando Editore, Roma.
- Giusti E., Picerni E. (2021), Traumi psichici: trattamenti di macro e micro complessità, Armando Editore, Roma.
- Norcross J.C., Lambert M.J (2019), Psychoterapy relationship that work (3rd ed.), Oxford University Press, New York.