Integrazione in psicoterapia
Le complesse variabili che rendono unici gli individui spingono la maggior parte dei professionisti ad adottare nella pratica clinica una varietà di teorie, metodi e tecniche da utilizzare all’interno della relazione terapeutica con il paziente nelle varie fasi della sua evoluzione durante il trattamento.
Cos’è l’integrazione?
L’integrazione in psicoterapia può essere definita come una sintesi creativa che integra gli aspetti cognitivi, affettivi e comportamentali del paziente, i suoi bisogni e le sue caratteristiche uniche insieme a quelle del terapeuta all’interno della relazione.
Il paradosso dell’equivalenza: asserisce l’efficacia della psicoterapia uguale per tutti pur se applicata seguendo modalità e scuole di pensiero diverse, conclusione alla quale si è giunti attraverso una molteplicità di contributi empirici e una vasta gamma di ricerche nel settore (Manucci, Di Matteo, 2004).
Gli 8 fattori dell’integrazione
Norcross e Newman (1992) hanno individuato otto fattori che hanno primariamente contribuito al proliferare dell’utilizzo della metodologia integrata nella pratica clinica:
- Aumento delle scuole di pensiero: il continuo proliferare di differenti modi di fare psicoterapia.
- Limiti delle singole scuole: l’incapacità di un singolo approccio di affrontare meglio di ogni altro qualunque tipo di cliente o problema.
- Contingenze socio-economiche: i fattori esterni che influenzano la domanda e l’offerta di cura.
- Terapie a breve termine: la crescente popolarità di interventi mirati e limitati nel tempo.
- Sperimentazione clinica: l’opportunità per i terapeuti di osservare e sperimentare vari trattamenti.
- Fattori comuni: il riconoscimento che elementi trasversali giocano un ruolo fondamentale nel determinare l’esito della psicoterapia.
- Trattamenti di elezione: l’identificazione di protocolli specifici per particolari disturbi.
- Networking professionale: lo sviluppo di organizzazioni, riviste e conferenze dedicati allo studio dell’integrazione.
L’approccio pluralistico integrato
L’integrazione è un processo dinamico che procede oltre i confini dei singoli approcci terapeutici per arrivare in uno spazio di scambio e di arricchimento reciproco. L’obiettivo è costruire un intervento specifico e personalizzato che si adatti alle necessità del paziente.
Adottare questo approccio significa:
- Arricchire la qualità delle prestazioni professionali.
- Sviluppare flessibilità ed empatia verso l’unicità del paziente.
- Costruire una buona alleanza terapeutica caratterizzata da collaborazione e obiettivi condivisi.
In un’ottica integrata, l’attenzione è rivolta ai principali aspetti della vita e della personalità del paziente e il terapeuta è una variabile attiva all’interno del processo, con lo scopo di ottimizzare la natura dell’intervento.
Saper integrare, quindi, implica per il professionista una formazione continua fondata sull’evidenza e sull’efficacia del trattamento che, insieme ad un monitoraggio periodico di supervisione, possa mantenere un alto livello di competenza professionale (Manucci, Di Matteo, 2004).
Alcuni concetti di questo articolo derivano dall’approfondimento teorico sviluppato durante la formazione in psicoterapia, adattati per essere comprensibili a chiunque voglia conoscere il mondo della psicoterapia integrata.
Bibliografia
- Manucci C., Di Matteo L. (2004), Come gestire un caso clinico: la psicoterapia integrata seduta per seduta, Sovera Edizioni, Roma.
- Norcross J.C., Newman C., (1992), I motivi dell’integrazione: prove empiriche di efficacia, in C. Manucci, L. Di Matteo (a cura di), Come gestire un caso clinico: la psicoterapia integrata seduta per seduta, Sovera Edizioni, Roma, 2004.