La relazione terapeutica: base sicura e contenimento


Avvertenza: Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce un percorso terapeutico individuale.

Le conclusioni della Terza Task Force relative alle relazioni terapeutiche basate sull’evidenza hanno confermato un dato fondamentale: la relazione terapeutica contribuisce in modo sostanziale e coerente all’esito in psicoterapia, indipendentemente dalla tipologia specifica del trattamento. Inoltre, l’adattamento della relazione stessa alle caratteristiche specifiche del paziente ne aumenta significativamente l’efficacia (Norcross, 2012).

Partendo da questo presupposto, è possibile affermare che la relazione non è solo il mediatore dei fattori specifici e aspecifici della psicoterapia, ma è anche il suo principale strumento curativo (Norcross, 2012). Una relazione terapeutica caratterizzata da stabilità, calore e commitment è già di per sé curativa, spesso più importante di qualunque altra specifica tecnica psicoterapeutica utilizzata (Giusti, Picerni, 2021).

Regolazione affettiva ed esperienza correttiva

Sviluppare migliori capacità di regolazione affettiva è uno degli obiettivi primari nel lavoro clinico. È proprio la relazione terapeutica che permette al paziente di imparare ad attraversare “territori pericolosi” e a rivivere le ferite originatesi dalle prime esperienze di attaccamento.

Il terapeuta offre un’esperienza emozionale correttiva e relazionale nuova, capace di modificare i vecchi schemi relazionali disfunzionali (Giusti, Palombi, 2023).

La funzione di contenimento (Holding)

Ciò che accade nella terapia, nel rapporto tra terapeuta e paziente, è la possibilità di riprodurre una condizione umana fondamentale, spesso associata alla funzione materna: la funzione di contenimento.

La capacità del terapeuta di contenere e sostenere gli stati emotivi dis-regolati del paziente offre un ambiente emotivo rassicurante in cui sentirsi compresi.

È proprio attraverso il contenimento che si costituiscono le basi per un senso di sicurezza, una nuova base sicura che verrà gradualmente interiorizzata dal paziente. Questo gli consentirà di sviluppare la capacità di “essere solo” avendo dentro di sé una presenza in grado di consolare e proteggere (Giusti, Scassaioli, Milani, 2015; Giusti, Palombi, 2023).

Trauma, dissociazione e cambiamento neurale

Le persone con storie traumatiche spesso operano una dissociazione tra il sistema affettivo primario (upregulation/downregulation) e quello secondario (mentalizzazione), faticando a integrare memorie, pensieri ed emozioni.

La possibilità di sentire i propri stati affettivi compresi e rispecchiati correttamente dal terapeuta favorisce l’interiorizzazione della capacità di contenere affetti, sentimenti e pensieri, per poi utilizzarli autonomamente.

La psicoterapia, infatti, modifica le connessioni neurali attraverso l’apprendimento di modi alternativi di pensare, di comportarsi e di specifiche strategie di autoregolazione, che favoriscono una maggiore capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni (Giusti, Palombi, 2023).


Nota finale
Alcuni concetti di questo articolo derivano dall’approfondimento teorico sviluppato durante la formazione in psicoterapia, adattati per essere comprensibili a chiunque voglia conoscere il mondo della psicoterapia integrata.

Bibliografia

  • Giusti E., Palombi S. (2023), Relazioni di cura: sintesi delle ricerche scientifiche in psicoterapia, Armando Editore, Roma.
  • Giusti E., Picerni E. (2021), Traumi psichici: trattamenti di macro e micro complessità, Armando Editore, Roma.
  • Norcross J.C. (a cura di) (2012), Psychoterapy relationship that work: evidence-based responsiveness, Oxford University Press, Oxford (tr. it., Quando la relazione psicoterapeutica funziona: efficacia ed efficienza dei trattamenti personalizzati (Vol.2), Sovera Edizioni, Roma, 2012).